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18/04/2010

VULCANO IN ISLANDA CHIUDE AEROPORTI D'EUROPA

Autore: Claudio Pasqua

Tratto da: www.gravita-zero.org


Come è possibile che un vulcano in Islanda, che prende il nome dal ghiacciaio Eyjafjallajökull, lontano da noi oltre 3000 chilometri, provochi una crisi a livello internazionale e danni al commercio del turismo con perdite, solo in Italia, di 200 milioni di dollari al giorno per le compagnie aeree?

Perché una società ipertecnologica come la nostra si piega nei confronti di un effetto naturale di apparentemente piccola portata come questo?


Alla base ci sono due effetti: il primo è l'Effetto Farfalla, che venne introdotto il 29 dicembre 1972, alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, dal fisico Edward Norton Lorenz. Egli spiego' la sua teoria con una affermazione (non una domanda): "Può il battito d’ali d’una farfalla in Brasile provocare un tornado nel Texas".
L'altro dato di fatto è che oggi neppure i più potenti supercomputer sono in grado di prevedere che tempo farà tra una settimana. Le variabili che influenzano le condizioni iniziali di un sistema complesso come l'atmosfera travalicano il determinismo: un concetto spiegato nella teoria del caos.


La recente eruzione del vulcano Eyjafallajokull può avere ripercussioni sul clima? 

Non si può escludere che vi siano ripercussioni sul clima se il pennacchio del vulcano dovesse crescere, ma alle attuali condizioni si esclude vi possano essere cambiamenti nel clima del Nord Europa e anzi, a livello ambientale, l'eruzione del vulcano islandese sul ghiacciaio Eyjafjallajökull potrà portare dei benefici. Le ceneri e le sabbie sprigionate nell'atmosfera ricadendo al suolo porteranno terreni più fertili e spiagge con più sabbia, ad esempio. Non a caso, in Italia, le aree più fertili sono proprio le pendici del Vesuvio e dell'Etna. 

E' di questo avviso Sandro Fuzzi, dirigente di ricerca dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (Isac) del Cnr, che spiega che, siccome la nube dell'Eyjafjallajökull passa a quote basse (tra i 6 e gli 8 km) queste vengano depositate in fretta. Se le polveri raggiungessero la stratosfera, cioè a quote più alte di 10/12 km, allora rimarrebbero in sospensione per moltissimo tempo (1 o 2 anni). In questo caso si, potrebbe esserci un effetto di oscuramento del sole e quindi il cambiamento del clima. Nel nostro caso le ceneri del vulcano islandese sono a una quota molto più bassa, tra i 6 e gli 8 km: e rimarranno nella troposfera e si depositeranno al suolo nello spazio di 20 giorni. Un grosso problema per la circolazione aerea, ma non per il clima.
Ulteriori informazioni sul sito dell'Institute of Earth Sciences dell'University of  Iceland www2.norvol.hi.is/page/ies_Eyjafjallajokull_eruption

Di Seguito l'intervista al vulcanologo Franco Mistretta

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